Fondazione Gualtiero Marchesi

Nido d’arte per i bambini e scuola creativa per i cuochi
Nasce la Fondazione Marchesi per l’insegnamento
del buono e la cura del bello



Milano 19 marzo 2010- «Ogni compleanno è una nascita ed oggi, per gli ottant’anni di Gualtiero Marchesi, annunciamo la nascita della sua Fondazione.
«Un termine che dà l’immediata percezione di qualcosa che duri e affianchi l’impegno di una vita – sottolinea il vicepresidente Enrico Dandolo - la Fondazione Gualtiero Marchesi avrà a cuore l’insegnamento del buono e la cura del bello, in altre parole la diffusione delle arti, attraverso il gusto, l’unico strumento a disposizione di chiunque che sia possibile educare».

La storia personale e la carriera di Gualtiero Marchesi si sono sempre intrecciate all’amore e alla curiosità nei confronti della pittura, della letteratura, della scultura e in sommo grado della musica. C’è addirittura, nel caso di quest’ultima, una vocazione, ma si potrebbe anche dire un karma familiare.
Oggi, la famiglia Marchesi riunisce tre generazioni di musicisti che suonano per sé e per gli altri, rinnovando una tradizione che risale all’Ottocento alla bisonna siciliana, insegnante di pianoforte della famiglia Florio.

Per il cuoco che considera la cucina un’arte e non un semplice artigianato, per quanto brillante e seduttivo, ci si alimenta nella stessa misura di qualcosa di buono e di bello. Solo così si torna al concetto greco di logodeipnon, di banchetto di parole con cui era indicato il pasto principale.
La semplificazione di questo atteggiamento sono stati negli anni i piatti che hanno reso omaggio ad alcuni artisti prediletti da Pollock (dripping di pesce) a Burri (l’uovo al Burri), a Piero Manzoni (le acrome di branzino) a Hsiao Chin (risotto mantecato al profumo di tartufi bianchi e… neri).

L’estetica ha in comune con l’etica cinque lettere su otto, un piccolo scarto che le rende utili l’una all’altra per evitare che la prima si trasformi in semplice culto, scivolando verso l’arbitrio del bello o del brutto.
Ma se Il bello è il buono, dove necessità e virtù, aspirazioni e concretezza si fondono come racconta un recente libro a sei mani, scritto da Marchesi insieme a Nicola Salvatore e Aldo Spoldi, professori ambedue all’Accademia di Brera, allora il rischio di trasformarsi in esteti o in opportunisti si riduce e diventa accettabile.

Qual’é lo scopo e il terreno di gioco della Fondazione Gualtiero Marchesi?
Partire dai ragazzi e prepararli al bello fin dall’ età prescolare, coltivandone  il gusto per tutte le arti attraverso dei corsi di musica, di pittura, di scultura, dei laboratori teatrali e culinari.

Scoprire la verità di un sapore richiede la stessa attenzione e il medesimo slancio che accompagna l’ascolto della musica, la conoscenza di uno strumento, l’uso del disegno, l’abbandono al gesto teatrale.
Accanto a questa sorta di nido d’arte, la Fondazione Gualtiero Marchesi si occuperà anche degli adulti, in particolar modo dei cuochi che hanno già iniziato un  loro percorso lavorativo o che, magari, sono appena usciti dai corsi di formazione di Alma, la Scuola internazionale di Cucina italiana.
A questi, che hanno già imparato a cucinare, si prospetta il passo successivo, quello più arduo per il quale è indispensabile la presenza di un maestro: l’apertura ad una visione creativa.
La creatività è qualcosa di diverso rispetto alla maestria. Ci sono persone bravissime che non creano né creeranno mai nulla. La questione di fondo è un’altra. Capire cosa significhi creare, allenando lo spirito a quel salto che distingue, nei momenti di grande libertà, una grande esecuzione da un un’opera d’arte.

«I bravi esecutori riescono a interpretare secondo la propria sensibilità i grandi repertori – precisa Gualtiero Marchesi, presidente della Fondazione - i cuochi creativi come gli artisti a creare qualcosa che duri, diventando un punto di riferimento e di confronto per gli altri.
«Chi partecipererà ai master della Fondazione potrà approfondire insieme a dei docenti artisti quanto di creativo esista in un pensiero culinario veramente libero».

La Fondazione Gualtiero Marchesi è presieduta da Gualtiero Marchesi e ne fanno parte Enrico Dandolo in veste di vicepresidente, Antonietta Cassisa, Simona Marchesi e Paola Marchesi.
Nel comitato scientifico-artistico sono presenti tra gli altri lo scultore Nicola Salvatore, il pittore Aldo Spoldi, il compositoe Giacomo Manzoni, il violoncellista Enrico Dindo, i pianisti Antonio Ballista, Bruno Canino e Piotr Anderzevsky.
Per quanto riguarda la sede delal Fondazione Gualtiero Marchesi, il comune di Varese è pronto a mettere a disposizione Villa Torelli Mylius.

Nido d’arte per i bambini e scuola creativa per i cuochi

Nasce la Fondazione Marchesi per l’insegnamento

del buono e la cura del bello

 

 

Milano 19 marzo - «Ogni compleanno è una nascita ed oggi, per gli ottant’anni di Gualtiero Marchesi, annunciamo la nascita della sua Fondazione.

«Un termine che dà l’immediata percezione di qualcosa che duri e affianchi l’impegno di una vita – sottolinea il vicepresidente Enrico Dandolo - la Fondazione Gualtiero Marchesi avrà a cuore l’insegnamento del buono e la cura del bello, in altre parole la diffusione delle arti, attraverso il gusto, l’unico strumento a disposizione di chiunque che sia possibile educare».

 

La storia personale e la carriera di Gualtiero Marchesi si sono sempre intrecciate all’amore e alla curiosità nei confronti della pittura, della letteratura, della scultura e in sommo grado della musica. C’è addirittura, nel caso di quest’ultima, una vocazione, ma si potrebbe anche dire un karma familiare.

Oggi, la famiglia Marchesi riunisce tre generazioni di musicisti che suonano per sé e per gli altri, rinnovando una tradizione che risale all’Ottocento alla bisonna siciliana, insegnante di pianoforte della famiglia Florio.

 

Per il cuoco che considera la cucina un’arte e non un semplice artigianato, per quanto brillante e seduttivo, ci si alimenta nella stessa misura di qualcosa di buono e di bello. Solo così si torna al concetto greco di logodeipnon, di banchetto di parole con cui era indicato il pasto principale.

La semplificazione di questo atteggiamento sono stati negli anni i piatti che hanno reso omaggio ad alcuni artisti prediletti da Pollock (dripping di pesce) a Burri (l’uovo al Burri), a Piero Manzoni (le acrome di branzino) a Hsiao Chin (risotto mantecato al profumo di tartufi bianchi e… neri).

 

L’estetica ha in comune con l’etica cinque lettere su otto, un piccolo scarto che le rende utili l’una all’altra per evitare che la prima si trasformi in semplice culto, scivolando verso l’arbitrio del bello o del brutto.

Ma se Il bello è il buono, dove necessità e virtù, aspirazioni e concretezza si fondono come racconta un recente libro a sei mani, scritto da Marchesi insieme a Nicola Salvatore e Aldo Spoldi, professori ambedue all’Accademia di Brera, allora il rischio di trasformarsi in esteti o in opportunisti si riduce e diventa accettabile.

 

Qual’é lo scopo e il terreno di gioco della Fondazione Gualtiero Marchesi?

Partire dai ragazzi e prepararli al bello fin dall’ età prescolare, coltivandone il gusto per tutte le arti attraverso dei corsi di musica, di pittura, di scultura, dei laboratori teatrali e culinari.

 

 

 

 

 

 

Scoprire la verità di un sapore richiede la stessa attenzione e il medesimo slancio che accompagna l’ascolto della musica, la conoscenza di uno strumento, l’uso del disegno, l’abbandono al gesto teatrale.

Accanto a questa sorta di nido d’arte , la Fondazione Gualtiero Marchesi si occuperà anche degli adulti, in particolar modo dei cuochi che hanno già iniziato un loro percorso lavorativo o che, magari, sono appena usciti dai corsi di formazione di Alma, la Scuola internazionale di Cucina italiana.

A questi, che hanno già imparato a cucinare, si prospetta il passo successivo, quello più arduo per il quale è indispensabile la presenza di un maestro: l’apertura ad una visione creativa.

La creatività è qualcosa di diverso rispetto alla maestria. Ci sono persone bravissime che non creano né creeranno mai nulla. La questione di fondo è un’altra. Capire cosa significhi creare, allenando lo spirito a quel salto che distingue, nei momenti di grande libertà, una grande esecuzione da un un’opera d’arte.

 

«I bravi esecutori riescono a interpretare secondo la propria sensibilità i grandi repertori – precisa Gualtiero Marchesi , presidente della Fondazione - i cuochi creativi come gli artisti a creare qualcosa che duri, diventando un punto di riferimento e di confronto per gli altri.

«Chi partecipererà ai master della Fondazione potrà approfondire insieme a dei docenti artisti quanto di creativo esista in un pensiero culinario veramente libero».

 

La Fondazione Gualtiero Marchesi è presieduta da Gualtiero Marchesi e ne fanno parte Enrico Dandolo in veste di vicepresidente, Antonietta Cassisa, Simona Marchesi e Paola Marchesi.

Nel comitato scientifico-artistico sono presenti tra gli altri lo scultore Nicola Salvatore, il pittore Aldo Spoldi, il compositoe Giacomo Manzoni, il violoncellista Enrico Dindo, i pianisti Antonio Ballista, Bruno Canino e Piotr Anderzevsky.

Per quanto riguarda la sede delal Fondazione Gualtiero Marchesi, il comune di Varese è pronto a mettere a disposizione Villa Torelli Mylius.

 

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